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- Articoli in italiano -
Di D. B[1] Un errore seminato alla base di un sistema contamina l’intero sistema. Se due più due facesse tre e novantanove, tutta la matematica sarebbe da rifare e bisognerebbe cambiare tutti i computers del mondo, i conti in banca, le fatture di pagamento, il valore della moneta, i sistemi di calcolo astrale, tutto. Sappiamo che l’ecumenismo massonico punta al dissolvimento delle religioni mediante il falso princìpio che tutte le religioni sono salvifiche, per poi soffocare l’intero panorama religioso nella “new age” esoterica, che in radice è culto a Satana. Gli errori di verità comportano inevitabilmente errori di morale e di comportamento. Nell’ambito cattolico, oggi, si afferma un princìpio che, male interpretato, dissolverebbe tutto il cristianesimo: Il Verbo di Dio, facendosi uomo, ha unito a sé ogni uomo, per cui ogni uomo è salvo grazie a questa unione. Il princìpio è valido o distruttivo secondo il modo in cui viene interpretato: non basta l’unione di natura fisica a salvarci: il Vangelo e tutta la Scrittura e la Tradizione affermano che la salvezza si ottiene mediante la configurazione spirituale con Cristo, perché “Figli di Dio sono coloro che sono condotti dallo Spirito di Dio” (Rm. 8, 14), il quale ha predestinato gli eletti ad essere conformi all’immagine del Figlio suo (v. Rm. 8, 28s) mediante l’obbedienza a Dio, l’osservanza dei Comandamenti, l’adesione interiore ai princìpi del Vangelo. Quindi, l’unione con il Verbo di Dio è potenzialmente salvifica, ma non effettivamente salvifica se priva di conformità interiore con Lui. Senza questa distinzione fondamentale si cade nell’equivoco dell’ecumenismo massonico, che giudica salvifiche, oppure false, tutte le religioni e punta alla loro fusione radicalmente satanica e fuori della Verità e della Carità. L’analisi delle loro differenze evidenzia la loro irriducibilità. Soltanto la totale assenza di senso critico può presumere l’unione tra cattolicesimo e dissidenza luterana: davanti all’Eucaristia, ad esempio, si fronteggiano l’atteggiamento credente e l’atteggiamento incredulo. Un’unione tra cattolici e luterani, e tanto meno tra cristiani e musulmani o buddisti ecc., non può sussistere senza confusione. La confusione è fondere insieme cose tra loro incompatibili, il sì e il non che si elidono a vicenda. L’ecumenismo attuale, che si va estendendo all’interno della stessa Chiesa Cattolica, è semplicemente confusionario, perché pretende di fondere la Verità con l’errore, la carità con il peccato, il bene con il male. Posta questa confusione alla base dei rapporti con i fratelli separati, e peggio ancora con le religioni non cristiane, la confusione invade come virus del dissolvimento l’intera vita della Chiesa dalle sue radici. Se tutte le religioni sono salvifiche, la Chiesa perde ogni pretesa di essere salvifica, perché pone se stessa contro la Verità. Questo tipo di ecumenismo invade, ormai, tutte le istituzioni della Chiesa e gli stessi Istituti Religiosi: in essi si è instaurata una pacifica convivenza tra ecumenisti e non ecumenisti (in senso massonico, perché il retto ecumenismo è riaffermato anche dal Vaticano II). L’effetto è visibile, e tocca i princìpi portanti della vita consacrata, ossia la loro stessa struttura giuridica: su quali basi un superiore potrà impedire a un suddito di partecipare a riti islamici, o buddisti, o perfino satanistici, se tutte le religioni sono salvifiche? L’ecumenismo massonico sta trasformando i già fiorenti Istituti Religiosi in laboratori di confusione e di mediocrità. Lo scardinamento indotto nella Chiesa dall’ecumenismo massonico è ormai talmente vasto che è difficile trovare un Istituto Religioso coerente con la sua professione originaria. I Superiori religiosi, oggi, governano non sulla base di validi princìpi portanti, ma su una specie di convenzione bonaria implicitamente condivisa: “Finché la barca va, lasemola andà!”. Sarebbe troppo arduo combattere contro Superiori mediocri che si sono impadroniti del potere e impongono ai sudditi la propria visuale ibrida, come avviene nelle celebrazioni eucaristiche. La perdita del princìpio di Verità è il germe generatore di Superiori mediocri per sudditi mediocri, quindi, il dissolvimento del vigore evangelico e della santità religiosa. Finché la barca va..! Ma fino a quando la barca andrà? La risposta ci viene da chi è già arrivato al terminale dell’ecumenismo massonico, come un tale José Maria Vigil, membro della commissione teologica latino-americana Eatwot (associazione ecumenica dei teologi del terzo mondo), che, in occasione della settimana per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio), ha inteso portare il suo “illuminato” contributo al cardinal Kasper per la redazione di un “vademecum dell’ecumenismo” che serva da guida alle parrocchie e alle diocesi per le attività interconfessionali. Ecco le affermazioni di Vigil, elaborate a decalogo dell’ecumenismo e pubblicate in Adista, doc. 1473, il 7 febbraio scorso. 1. Non parlare più della “vera religione”: tutte lo sono. Da tempo ormai i fenomenologi della religione considerano obsoleta la distinzione tra religioni rivelate e naturali. I migliori teologi le considerano tutte rivelate. 2. Non considerare la religione cristiana in possesso della piena verità: ha dei limiti dei quali deve rendersi cosciente, punti ciechi che deve cercare di comprendere, e una configurazione istituzionale universalmente riconosciuta come obsoleta che va de-idolatrata e relativizzata. 3. È imperativo abbandonare l’inclusivismo e accettare il pluralismo delle vie di salvezza. Così come fu possibile superare l’esclusivismo (“Fuori della Chiesa non c’è salvezza”) che il cristianesimo ha professato per oltre millecinquecento anni, è possibile abbandonare la sua nuova versione: l’inclusivismo attualmente ufficiale (“Fuori di Cristo non c’è salvezza”). L’istituzione ecclesiastica è prigioniera delle proprie affermazioni dogmatiche e non potrà cambiare fino a quando non l’attraverserà una nuova rivoluzione teorica. Solo una posizione decisa da cristiani lucidi e liberati renderà un servizio reale all’attuazione del cristianesimo. 4. È urgente abbandonare il mito che Dio ha voluto un’unica religione e tutte le altre sono errori umani. 5. Non esiste “il” popolo eletto. Non lo fu il popolo ebreo né lo sono i cristiani. Tutti i popoli primitivi si sono creduti “gli” eletti. Ma Dio non è ingiusto e sceglie tutti. 6. Gli atteggiamenti ecumenici, dialoganti, aperti, tolleranti, ottimisti... di Gesù continuano ad essere il miglior modello che il cristianesimo possa offrire e possa adottare in riferimento all’ecumenismo e al dialogo interreligioso. 7. È necessario riconsiderare il dogma cristologico di Nicea-Calcedonia, che funge da “enclave del fondamentalismo” all’interno del cristianesimo. Non bisogna limitarsi a reinterpretarlo, lasciando intatta la sua affermazione di base, ma affrontare anche la radice: come è sorto, da dove viene, con quale autorità, con quale validità di significato? 8. Non si può far consistere l’essenza del cristianesimo nella canonizzazione delle riflessioni di alcune comunità primitive, considerate indebitamente come parola di Dio già chiusa e irreformabile. Questo sminuisce Dio, Gesù e il cristianesimo. Bisogna accettare definitivamente che “nessuno è in situazione gravemente deficitaria di salvezza” a motivo della religione o della Chiesa nella quale è nato. Non possiamo credere in un Dio ingiusto. 9. Il tempo delle missioni classiche è tramontato. Il proselitismo deve essere abbandonato. La missione è legittima solo se si va ad annunciare quanto ad ascoltare, ad apprendere come a condividere. 10. Un’etica sincera della libertà, che rinunciasse ai metodi coercitivi ereditati (conquiste, inquisizione, stati confessionali, colonialismo, mancanza di libertà religiosa...) ed altri ancora praticati (Battesimo dei bambini) ridurrebbe i cristiani a una grandezza quantitativa più vera. Tutte affermazioni gratuite, nessuna analisi, nessun discernimento tra bene e male nelle varie religioni; stile perfettamente massonico, fondato sul relativismo a tutto campo, senza riflettere che se tutto è relativo, anche il relativismo più assoluto è relativo, e non esiste verità. Dobbiamo prendere atto dell’abilità di questo cattedratico di condensare in poche parole un cumulo così voluminoso di sciocchezze. Se “la voce sembra di Giacobbe, il pelo è di Esaù”, commenterebbero i nostri vecchi: voce di un Esaù decisamente massonica di un sedicente teologo che, da apostata, rinnega la propria identità sacerdotale (se esiste) e cristiana. Il raglio potrebbe arricchirsi di tante altre affermazioni assurde a non finire, dato il princìpio metafisico che dall’errore si può trarre di tutto: sarebbero tutte già incluse nel gran princìpio ecumenico che tutte le religioni sono salvifiche, e più a fondo che non esiste differenza tra il bene e il male, tra Dio stesso e Satana, che vanta da sempre il diritto di proclamarsi dio. Anche a “Radio Maria” s’innalzano ragli ecumenici. Il P. Emanuele Testa, a chi chiede che cos’è l’apostasia, risponde (1° febbraio scorso): «L’apostasia significa passare da una chiesa all’altra... Ma la chiesa non è soltanto quella del Battesimo; la chiesa è molto più vasta: la chiesa è tutto il mondo, è tutta l’umanità. Perciò, con l’apostasia non faccio niente, cioè accetto di essere, invece della chiesa sacramentale, invece della chiesa del Battesimo, nella grande chiesa. Perciò, quello che si dice apostata non è una ribellione alla chiesa: è passare da una chiesa, che potremmo dire del Battesimo, ad una chiesa più grande, che comprende non soltanto i cattolici, non soltanto i cristiani, non soltanto gli orientali, ma tutta l’umanità. Questo è lo scopo della chiesa. E quando dice che la donna è la chiesa, non significa che è soltanto cattolica, che è soltanto cristiana, ma che è quello che il Papa dice: “gli uomini dell’amore di Dio”: tutti gli uomini, prima si diceva “della buona volontà”. Anche quello è buono, ma gli uomini beati: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e agli uomini dell’amore di Dio”» (da registrazione su nastro). La prima preoccupazione di chi ha responsabilità di governo nelle istituzioni ecclesiali dovrebbe essere di riportare ogni aspetto della loro vita al suo nocciolo salvifico: la Verità rivelata, l’unica indistruttibile Verità scesa dal Cielo in Cristo Signore e garantita dal Magistero perenne della Chiesa. La Verità è una sola: il Vangelo è molto preciso e non ammette confusioni. Ma coloro che hanno ancora occhi per vedere, finora non cessano di gridare: “Sentinella, quanto ancora di notte? Quanto ancora di notte?” (Is. 21, 11). [1] Sempre con permissione di don Luigi Villa invio questo bell'articolo apparso sull'ultimo numero di Chiesa Viva, che mi dicono scritto da un gesuita. FiloDF From: www.cattolicesimo.com
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